Gli animali fanno davvero bene alla salute! Infatti accarezzare il proprio cane o gatto trasmette calore affettivo che, oltre a fare bene all’umore apportando benessere psicologico, ha evidenti effetti terapeutici anche sulla salute e sul benessere fisico.
Psicologia
Calmare ansia, ridurre stress e curare depressione con la pet therapy
Come superare un lutto
di Zaira Di Mauro (Psicologa)
da: www.psicoterapeuta-milano.net
Immediatamente, dopo la perdita di una persona cara, ci si trova in uno stato di shock nel quale è difficile accettare la realtà e prendere contatto con la mancanza improvvisa. La persona rimasta può sentirsi rabbiosa, disperata, triste, può reagire col pianto, con il ritiro, con alterazioni dell’umore e del comportamento. Tutto ciò va accettato come inevitabile passaggio doloroso tra la vita con la persona amata, e la vita senza.
Karl Abraham definisce questo momento come “emorragia interna”, metafora amara e chiara.
Possono emergere sentimenti di negazione della realtà, o autopunizione, sensi di colpa, impotenza, rabbia verso persone esterne che avrebbero provocato la morte, verso Dio, verso la persona perduta. Ci si può chiudere in una tristezza carica di pessimismo e alienazione, dove l’aiuto degli altri è vissuto come un’invasione e dove primeggia la sensazione che “nessuno mi può capire”. Oppure si arriva a negare la realtà, continuando a vivere la vita quotidiana come se la persona non fosse mai morta.
Un lutto normale implica una elaborazione graduale del dolore, fino all’accettazione della mancanza, che rientra nel senso della vita e nella natura stessa dei sentimenti, che inevitabilmente procurano gioie come dolori.
Dice John Brantner:
“Solo coloro che si tengono lontani dall’amore possono evitare la tristezza del lutto. L’importante è crescere, tramite il lutto, e rimanere vulnerabile all’amore.”
Il lutto è un momento difficile che va vissuto: inutile fuggire al dolore o anestetizzarlo con tranquillanti o comportamenti euforici reattivi. Soltanto attraversandolo intensamente, potrà veramente essere superaro ed integrato nella propria esistenza.
Secondo William Worder, psicoterapeuta americano, l’elaborazione del lutto dovrebbe superare quattro fasi:
- Accettare la realtà della perdita: innanzitutto è necessario rendersi conto di ciò che è avvenuto. La persona non c’è più. E’ molto importante prendere contatto con la realtà, con il corpo inanime, con i riti di addio, per esempio il funerale. Sono momenti importanti che accompagnano il distacco e lo rendono reale: attraverso queste azioni di transizione, la persona può sentire il distacco in modo più graduale e così diventarne consapevole.
Sperimentare la sofferenza o il dolore: sintomi emotivi e vegetativi: evitare il dolore è inutile e controproducente. Bisogna viverlo, piangere la persona perduta, condividere la sofferenza con le persone care. E’ una fase delicata, in cui si può cercare di fuggire al malessere attraverso varie forme, per esempio risposandosi o cercando nuove conoscenze.
Adattarsi all'ambiente senza la persona scomparsa: dopo aver elaborato profondamente il dolore, l’individuo può cercare un nuovo adattamento alla vita, senza la compagnia della persona scomparsa. Egli troverà altre formule esistenziali, nuove abitudini, nuovi piccoli piaceri; svilupperà una nuova motivazione che gli permetterà di dare alla propria vita un senso diverso, altrettanto importante. La persona scomparsa vivrà nella memoria con delicata malinconia, ma senza impedire alla propria vita il suo naturale svolgersi. Anche questa è una fase delicata, perché il costituirsi di abitudini attuali può scivolare nel patologico: ad esempio, una figlia femmina potrebbe rischiare di prendere il posto della madre, nella gestione della casa. L’equilibrio deve rinnovarsi nella corretta funzionalità dei ruoli e dei desideri.
Usare l'energia emotiva per reinvestirla in nuovi rapporti o attività: quando si sarà trovato un nuovo spazio nel mondo, l’energia emotiva potrà fluire su altre possibili relazioni d’amore e di amicizia, o su attività di lavoro e di svago. E’ la fase più difficile per chi resta vedovo o per chi perde un figlio, ma è anche quella che permette di continuare a vivere consapevolmente e con vera motivazione. Per una nuova alba, ancora.
Depressione reattiva
La depressione reattiva è una forma particolare della patologia depressiva alquanto diffusa nel mondo in quanto interessa un campione di oltre il 15% della popolazione. A tutti, in seguito ad eventi spiacevoli o insuccessi, capita di avere periodi di tristezza diffusa o, con un termine spesso abusato, periodi di depressione. Generalmente la nostra personalità o carattere che dir si voglia, gli affetti familiari e le amicizie consentono di superare abbastanza agevolmente tali circostanze. Può, però, verificarsi che non si riesca a venire a capo di tale condizione ed allora la situazione assume un carattere patologico e si parla di depressione. Detta patologia può essere, se non è opportunamente curata, fortemente invalidante e pregiudicare negativamente la vita sociale e lavorativa dell’individuo. Sulle cause del male esistono tesi spesso in contrasto tra loro. Alcuni sostengono che sia di natura prettamente biologica (diminuzione di specifici neurotrasmettitori, sostanze chimiche che sovraintendono alla comunicazione tra le cellule celebrali, come noradrenalina, serotonina ed adopamina). Altri, invece, sostengono che sia un disagio di tipo psicologico. Si comprende facilmente che la disputa non è solo di carattere filosofico ma ha profonde implicazioni sul tipo di terapia da utilizzare: farmacologica in un caso, psicoterapeutica nell’altro. In vero la sindrome depressiva è più complessa di quanto possa immaginarsi e non esiste una sola depressione ma più depressioni che sono il un mix di fattori biologici, psicologici e talvolta sociali. Tutte le varie situazioni depressive sono in realtà la miscela, in diversa percentuale, di due fondamentali quadri clinici: la depressione maggiore e la depressione minore. La depressione maggiore od anche melanconica si manifesta con uno stato di profonda prostrazione e dolore che nulla o nessuno può alleviare. E’accompagnata da un rallentamento fisico e psicologico con perdita di appetito, calo ponderale e diffuso disturbo del sonno. Nei casi gravi può essere accompagnata da tentativi di suicidio. La malattia ha un decorso ad episodi ricorrenti e può non avere episodi scatenanti. La depressione minore od ansiosa ha caratteri più blandi della precedente ed è accompagnata da forti episodi ansiosi. Ha, contrariamente alla precedente, un decorso di tipo continuo. All’ambito della depressione maggiore o melanconica appartiene la depressione reattiva. Essa si verifica, però, solamente in seguito ad un grave evento doloroso come può essere un lutto, una malattia,un incidente. Fondamentale per la sua connotazione è lo stretto legame tra l’accidente scatenante e l’inizio della malattia. I sintomi della depressione reattiva sono grosso modo gli stessi di quelli già enunciati: mancanza di ottimismo, perdita di fiducia nelle proprie possibilità, tristezza. In questi casi la terapia adottata è quasi esclusivamente di carattere psicologico. Sono sconsigliati i farmaci antidepressivi che possono dare assuefazioni. Se si è in presenza di gravi disturbi del sonno può essere indispensabile il ricorso a farmaci ipnoinducenti. Se vi sono complicazioni come tentativi di suicidi o ricorsi a droghe o alcool è il ricovero in strutture adeguate.
I sintomi
La depressione è una condizione psicologica che ha sintomi molto diversi da persona a persona. Spesso la depressione viene confusa con problematiche diverse che vanno dall’inquietudine infantile alla demenza senile. E’ nell’adulto che la depressione viene riconosciuta come malattia a se, con un sintomo comune a tutte le forme e cioè l’anedonia, ovvero l’incapacità di provare piacere. La persona depressa prova una profonda sensazione di apatia che porta a vedere tutto grigio e che nei casi più gravi diventa addirittura disperazione. La malattia può presentarsi nelle varie fasi della vita, anche i bambini possono essere depressi e quelli che noi consideriamo bambini agitati, che non riescono a rispettare nessuna regola, che non riescono a legare con i coetanei sono dei bambini depressi. Da non sottovalutare è la depressione negli adolescenti che si esprime con una sintomatologia simile a quella degli adulti, un adolescente apatico, irritabile, senza amici ne fidanzatini, spesso con disturbi dell’alimentazione ( digiuni o abbuffate) , spesso è un adolescente depresso. Negli anziani la depressione viene confusa con il normale invecchiamento o come un principio di demenza senile, dolori articolari, insonnia,irritabilità, rallentamento della capacità cognitiva, sono spesso sintomi di depressione. Una persona depressa spesso riesce a nascondere anche a se stesso la malattia, conducendo in apparenza una vita normale, ma tutte le normali attività diventano pesanti, prive di qualsivoglia piacere. Il depresso è irritabile e sempre di cattivo umore, manifesta freddezza e distacco anche nei confronti di persone care. Il desiderio sessuale ha un calo vistoso, il sonno non è ristoratore e spesso si presenta una vera e propria insonnia, una profonda stanchezza pervade fin dal mattino, e tutto diventa molto faticoso, anche il normale lavoro, la famiglia la casa o addirittura la cura della propria persona. L’individuo depresso però si colpevolizza per questo stato di cose, riducendo in tal modo la propria autostima fino ad accarezzare pensieri di morte. Man mano che la depressione aumenta, i sintomi si accentuano, la leggera stanchezza diventa incapacità totale di svolgere qualsiasi compito, anche pensare diventa difficile e lo scontento diventa angoscia tale da vedere la morte come unica soluzione. Quando lo stato depressivo è grave, il paziente perde il sonno e l’appetito e spesso dimagrisce in maniera evidente. La depressione è oggi molto comune, statisticamente ne viene colpita una persona su dieci, ma in molti casi, non viene ammessa come malattia, perché ancora oggi, il malessere psicologico è considerato un tabù. La depressione invece può essere curata e da essa si può guarire completamente con tanta buona volontà e grazie alla psicoterapia associata a farmaci.
Perché rivolgersi allo Psicologo
di Zaira Di Mauro (Psicologa Psicoterapeuta)
Quando nasce il bisogno di rivolgersi ad uno Psicologo o ad uno Psicoterapeuta?
Sfatiamo immediatamente una credenza: lo Psicologo non è il medico dei pazzi. Di fatto, non ne avrebbe neanche gli strumenti. La "follia" è la perdita dell'esame di realtà, del contatto con la realtà, che è più di competenza dello Psichiatra, sebbene in alcuni casi non gravi la Psicoterapia possa dare un grande aiuto.
La Psicologia, specificatamente quella Clinica, è una scienza umana che si interessa al benessere e alla valorizzazione delle proprie risorse.
Può succedere che in un certo momento ci accorgiamo in qualche modo che la nostra vita non la stiamo vivendo al meglio delle nostre possibilità, oppure in un certo periodo la sofferenza è così forte che abbiamo la sensazione di sprofondare in un inferno, o magari, più semplicemente, il nostro corpo ha sviluppato un sintomo che non trova nessuna spiegazione medica, o tanti altri motivi per cui sentiamo il bisogno di far luce su noi stessi.
Cosa può fare lo Psicologo per noi?
La sua professionalità consiste nell'accompagnarci a scoprire dentro di noi le risorse per fronteggiare la sofferenza o le situazioni di vita difficili, ripetitive, insoddisfacenti. Egli sarà per noi il "Virgilio" che ci accompagna nei luoghi oscuri e luminosi della nostra esistenza: senza sostituirsi ai nostri occhi, senza forzare la nostra curiosità o il nostro passo, ma nel rispetto dei nostri tempi, del nostro modo di essere, delle nostre scelte, egli si metterà al nostro fianco e ci guiderà.
Mi vengono in mente i numerosissimi film dove si fa parodia del nostro lavoro. Il cinema o la satira rappresentano spesso lo Psicologo o lo Psicoanalista come un pachiderma che dorme, mentre il cliente parla ininterrottamente. Al di là della grottesca rappresentazione, la satira ha colto una cosa importante: che il vero protagonista è il cliente. Lo Psicologo non è portatore di una verità assoluta, né di buoni consigli o grandi soluzioni esistenziali, ma accompagna il cliente a scoprire le soluzioni che per lui sono le migliori, nel rispetto del suo modo di essere al mondo, e del suo essere unico e irripetibile.
La Psicologia e la Psicoterapia intervengono in occasioni diverse.
La Psicologia si occupa delle difficoltà in fase acuta, la cui risoluzione non mette in discussione il modo di essere generale dell'individuo:
- in momenti di difficoltà legati al normale sviluppo di un individuo, di una coppia o di un gruppo, che non presentino conseguenze gravi
- sofferenza o disagio legato a situazioni particolari e momentanee
- momenti di passaggio verso cambiamenti o scelte importanti
- lievi disturbi psicosomatici in fase acuta, che si presentano per la prima volta
- lieve esaurimento in ambito lavorativo
La Psicoterapia è richiesta nel caso di situazioni cronicizzate o che siano degenerate in conseguenze gravi, dove sia dunque necessaria una ristrutturazione generale adattiva della personalità:
- in momenti di difficoltà legati allo sviluppo di un individuo, di una coppia o di un gruppo, che presentino conseguenze gravi: tossicodipendenza, alcolismo, tentato suicidio ecc.
- sofferenza o disagio prolungate e costanti, che ostacolano le libere scelte della persona e la normale vita quotidiana, dando un senso diffuso di insoddisfazione o tristezza
- sintomi fisici non spiegabili secondo il modello medico che invalidano la vita quotidiana o la rendono molto difficile
- continua e costante sensazione di fallimento
Sarà il professionista stesso a valutare insieme a paziente/cliente se improntare gli incontri su un sostegno di breve durata, o se affrontare insieme un percorso psicoterapeutico.
Nel caso in cui il professionista non dovesse avere la qualifica di Psicoterapeuta, si farà carico di inviare la persona ad un collega specializzato.
Io e la bambina
Io non rispondo quasi mai personalmente per primo al telefono che trilla in casa mia, ma quel giorno non ricordo perché fui io ad alzare il ricevitore: sentii la voce di un uomo non più giovane, una voce angosciata e rassegnata che mi chiese un colloquio.
I riti di passaggio
La gestazione è dunque il momento del rapporto diadico tra il figlio o la figlia e la madre. Il rapporto diadico col padre, come ho detto, deve ancora venire, perché il padre ancora non esiste, forse esisterà un giorno, come dice Bloch a proposito di Dio, il quale sarà solo alla fine dei tempi, contrariamente all’opinione di chi crede che invece sia stato fin dall’inizio.
La nuova vita
Subito dopo il concepimento, l’embrione è già un individuo capace di percepire, attraverso i propri organi recettori, le qualità della vita e dell’ambiente di cui ha esperienza e di operare le scelte che ritiene più adeguate a garantirgli la sopravvivenza. Al secondo mese di gravidanza è già possibile vedere abbozzati gli organi principali, al terzo mese gli organi di senso entrano in funzione: prima l’odorato, il gusto e poi il tatto, l’udito ed infine, poco dopo, la vista. Usando questi sensi il bambino mette in funzione anche le sue capacità di apprendimento, ben prima di quanto vorrebbe la teoria di Piaget. I cosiddetti movimenti automatici od istintivi sono in verità veri e propri processi di apprendimento che sono programmati al raggiungimento di un fine attraverso modalità ben precise.
Il trauma della nascita
Fin da bambini la nostra cultura e la nostra religione ci perseguitano con la frase del Genesi che suonapiù o meno cosi:” E Dio disse alla donna: tu partorirai i tuoi figli nel dolore”. Frase terribile, che è stata letta ed interpretata in tanti modi, e che la diceria popolare ha letto come una sorta di santificazione del dolore del parto, offerto a Dio in riscatto di una colpa antichissima, forse sessuale, collegata addirittura col peccato originale.
Senso di Inadeguatezza
di Zaira Di Mauro (Psicologa)
tratto da www.psicoterapeuta-milano.net
Cos'è quella sensazione di non sentirsi mai all'altezza? di esser sempre fuori posto, ovunque si è, come se gli altri fossero sempre migliori di noi.
La depressione post parto
Che cos'è la depressione postpartum?
La maggioranza delle neomamme, sperimenta qualche giorno dopo il parto uno stato transitorio di depressione, il più delle volte è il cosidetto Baby Blues, ma a volte è la ben peggiore depressione post parto.
Da donna a donna

La donna simbolo di sensibilità e forza
La donna conosce bene il sapiente dosaggio di forza nel credere nella vita e la tolleranza per le debolezze e le fragilità che fanno parte delle persone migliori.
Il tradimento di Nadia

Scrivo per far conoscere la mia storia ad altre donne, che magari in questo momento stanno attraversando un periodo di disperazione ed impotenza, proprio come me fino a poco tempo fa. Ho 40 anni, sono sposata da 15 ed ho 3 figli semplicemente meravigliosi.



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